Spotify è accusato di creare falsi artisti per ridurre i costi


La scorsa settimana è riaffiorata la storia secondo cui il servizio di streaming musicale Spotify stia bypassando il sistema di royalty creando playlist di brani musicali piene di artisti "falsi".


Tutto è iniziato un anno fa, quando il problema è stato divulgato in un articolo da Music Business Worldwide, poi, pochi giorni fa, Vulture è tornato sul tema.


Cosa sta succedendo?


Sembra che Spotify stia ingannando il sistema pagando producer per creare brani a basso costo per riempire alcune delle playlist più ascoltate.

In questo schema, il nome degli artisti sarebbe sia riferito ad artisti interni o ad artisti falsi.


Domenica, Spotify ha invocato la propria innocenza:

"Non facciamo e non abbiamo mai creato artisti 'falsi' e inseriti in playlist di Spotify. Categoricamente inesatto, punto", ha detto un portavoce di Spotify a Billboard.


In una dichiarazione a The Verge, Spotify ha affermato

"Non possediamo diritti sulle canzoni, non siamo un'etichetta. Tutta la nostra musica è concessa in licenza dai titolari di diritti e paghiamo diritti per tutti i brani di Spotify".


In risposta, MBW ha pubblicato la lista degli Spotify’s Fake Artists: Mbw’s Big List (Total Streams). Un elenco di 50 artisti che nessuno conosce ma che possono vantare milioni di stream.


Quindi, Spotify sta utilizzando la pratica di creare musica appositamente progettata per essere diffusa in playlist generiche come il Peaceful Piano, Sleep, Cool Chill e Music for Concentration, eludendo il sistema di royalty?


The Verge ha scoperto alcune altre informazioni utili ed è venuto a una conclusione interessante (qui l'articolo completo):

"A seguito di interviste con gli artisti dietro alcune tracce della lista, The Verge può confermare che molti degli artisti dietro i nomi della lista sono musicisti indipendenti. Alcuni hanno una carriera pubblica propria, mentre altri hanno assunto diversi ruoli dietro le quinte come produttori, compositori di soundtrack su commissione".


Non è la prima volta che Spotify ottiene l’attenzione dei media per una pratica sospetta. Vedremo la prossima mossa.



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