Sound Identity intervista Saturnino, il camaleonte surfista


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Saturnino Celani, meglio conosciuto semplicemente come Saturnino, è un bassista, compositore e produttore. Fin qui, sembrerebbe facile inquadrarlo e invece stiamo parlando di un vero fuori classe. Non solo uno dei migliori bassisti sulla scena internazionale, un musicista capace di esplorare generi e strumenti diversi, ma una persona capace di destreggiarsi tra le mille passioni con l’adattabilità di un camaleonte surfista.


Sound Identity: Sperimentatore, creativo, artista passionale, ma anche imprenditore di successo capace di cogliere e creare occasioni. Cosa ci vuole per lanciarsi in sfide sempre nuove e trasformarle in successi?

Saturnino: Più che uno sperimentatore mi sono sempre ritenuto un entusiasta, quindi non ho fatto altro che assecondare quella che era la mia passione più grande: la musica. Volevo trasformare la mia passione - il basso - in un mezzo che mi consentisse anche di viverci. Perseverare in quella direzione anche se sembrava tutto contro.

Quindi lanciarmi nelle sfide…non sono sfide, è soltanto un coltivare e assecondare quella che è la tua passione. Poi, non sempre le cose si trasformano in successi. Ma quello che ho sempre fatto è stato mettere grande entusiasmo alla base di tutto e non il pensiero immediato di un eventuale ritorno economico.

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All pics by courtesy of Saturnino Celani and Saturnino Eye Wear

Sound Identity: Quanto conta per un artista avere un proprio stile?

Saturnino: Il mio stile è un “non stile”. Quando ho iniziato, imitavo i miei personaggi di riferimento e da ognuno ho cercato di prendere il meglio. E poi da lì piano piano si è delineata la mia figura. La mia soddisfazione più grande è quando un genitore mi dice “Mio figlio di 14 anni ti ha visto a un concerto e gli è venuta voglia di suonare il basso”. Quindi il fatto di riuscire ad avere ancora un appeal su generazioni giovanissime. Credo sia dovuto al fatto di essere ancora presente e continuare a fare quello che ho iniziato a fare quando ero molto giovane, mantenendolo sempre nuovo. Però io non ho mai fatto del mio stile una prerogativa, anzi, il punto è proprio il fatto di non avere uno stile, di essere trasversale. Infatti, il “camaleonte surfista” era dovuto a questo, quando qualcuno mi sentiva suonare non riusciva a identificare la matrice.


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Sound Identity: Quando hai avviato la tua attività di occhialeria ricercata Saturnino Eye Wear, ti saresti aspettato il successo ottenuto e l’affetto del pubblico?

Saturnino: Quella è una cosa che è partita da un ottico che mi sistemava gli occhiali. Era molto colpito dal fatto che io avessi le idee così chiare sui cambiamenti da apportare. Questo è stato l’input, poi strutturare la cosa e realizzarla ha richiesto 4 anni. Non ho nessuna pretesa di essere un designer, semplicemente trasferisco quello che è il mio gusto alle persone con cui collaborano, è una sorta di monarchia illuminata.

Non mi aspettavo ci fosse questo percepito così da parte delle persone, è stata una meravigliosa sorpresa, è lo stimolo per fare sempre meglio. Devo dire che poi ci sono state anche le persone che ti dicono “vedrai che per l’anno prossimo è già finita”, ma a me interessa cosa pensano i clienti, il fatto che siano talmente contenti che si facciano una foto con gli occhiali e la postino su internet/sui social.

Sound Identity: Sono note le tue collaborazioni con importanti artisti con cui hai sviluppato anche profonde amicizie (ad es. quella con Lorenzo Jovanotti e con il nostro Stefano Fontana – aka Stylophonic). Ti è mai capitato di collaborare con persone con cui non c’era modo di intendersi sul piano umano?

Saturnino: Ho la fortuna di riuscire a entrare in contatto con le persone da subito; non ho mai creduto a chi dice “sai, quella persona in fondo se la conosci è una persona in gamba”. Io non ho il tempo di arrivare fino in fondo, il rapporto deve nascere bello e interessante fin da subito, come è successo con le persone che citi nella domanda.

Con Lorenzo c’è un rapporto straordinario che va avanti da anni. La cosa che amo sottolineare è che io sono un libero professionista che viene riconvocato. Con Lorenzo non ci lega alcun contratto, quindi il fatto che ogni volta io venga riconvocato come succede nelle squadre di calcio è una cosa che mi onora e che mi fa un sacco piacere.

Poi, con Stefano…sai, quando ti capita di ballare per 3 ore in una serata e scopri che a mettere la musica è Stefano, sono cose che ti legano e il fatto di aver costruito un’amicizia con lui è una cosa bellissima. Tra l’altro, quando Stefano ha utilizzato per la prima volta un software che serviva per produrre dischi, l’ha fatto su un lavoro che abbiamo fatto insieme – Clima – quindi ci legano momenti vissuti bellissimi che rendono i rapporti duraturi, a prescindere dalla musica. La musica è un linguaggio quindi quando ci si incontra si gode di quel linguaggio ma poi la vita è fatta anche di altro, è fatta magari dell’entusiasmarsi dell’uscita di un disco di qualcuno e dell’ascoltarlo insieme.


Sound Identity: La tua bravura e la tua personalità sono osannate da critica e pubblico. Come hai fatto a mettere tutti d’accordo?

Saturnino: La cosa più importante è avere una coerenza comportamentale e poi, alla fine, ci sono un sacco di persone a cui quando chiedi un parere pubblicamente parlano bene e poi un attimo dopo parlano male di te ma questo fa parte del gioco. Una volta un grande imprenditore mi disse “quando di qualcuno non puoi parlare bene non dire niente”.


Sound Identity: La comunicazione digital è stata una leva di promozione importante per le tue attività. Cosa pensi delle possibilità che la tecnologia digital e il web stanno prospettando per l’ambiente musicale?

Saturnino: Tutta quella che è l’innovazione tecnologica legata alla musica l’ho sempre vista come un’opportunità. Certo è che l’industria musicale avrebbe dovuto capire fin dal primo momento che ha messo fuori il compact disc che era l’inizio della fine. Ma l’inizio della fine non della musica, ma del loro modo di venderla. Oggi ci sono le piattaforme che incrementano lo scambio di musica, ma alla fine la forza della musica rimane la musica. Se fai un pezzo che funziona, e Mark Ronson ne è la testimonianza, il pezzo si diffonde. È ovvio che sta tornando sempre più la figura dell’artigiano, quello che si produce il suo lavoro e lo mette in vendita, ma io non l’ho mai visto come un rischio. Anzi, trovo meraviglioso che chiunque possa fare un pezzo e lo posti.


Sound Identity: Nei tuoi primi approcci alla musica, ti emozionava riuscire a riprodurre una melodia sentita alla TV (vedi La sigla dell'infanzia nascosta nella hit). Che ruolo ha la musica in altri linguaggi di comunicazione come la pubblicità?

Saturnino: La musica, in realtà, una volta veniva composta apposta per lo spot pubblicitario, quindi c’erano i compositori che venivano chiamati per scrivere un jingle. Poi è iniziato a convenire di più prendere pezzi già famosi per utilizzarli per la pubblicità. Lì si è verificato l’errore che le persone hanno iniziato ad associare dei brani di un certo peso ai prodotti, ma è un problema culturale, cioè di lacune sulla storia della musica e quindi può capitare che un pezzo venga fagocitato dalla pubblicità.

Per quanto riguarda l’influenza, io sono sempre stato permeabile a qualsiasi tipo di melodia, che arrivasse dalla televisione, dalla radio o che la stesse fischiettando qualcuno per strada. Non esiste una versione meno nobile di musica, non ho mai messo paletti tipo tra musica seria e musica commerciale, se tu scrivi una cosa figa è figa e basta.


Sound Identity: Il brano “Baciami ancora” ha ricevuto il David di Donatello come miglior canzone originale per l'omonimo film di Gabriele Muccino. Cosa ne pensi del mondo del sound design e delle soundtrack per il cinema?

Saturnino: A Lorenzo era stato chiesto di scrivere una canzone e lui ha coinvolto i suoi collaboratori; quindi Riccardo (Riccardo Onori) ed io ci siamo ritrovati in questa situazione e ci abbiamo lavorato come abbiamo sempre lavorato alle canzoni. Però, devo dire che sentire la canzone al cinema, che fa da cornice a delle immagini, è un’emozione davvero strepitosa, potentissima.


Sound Identity: I tuoi progetti futuri?

Saturnino: Il futuro, come diceva Joe Strummer, non è scritto quindi non faccio progetti troppo a lungo termine, mi è sempre piaciuto navigare a vista. Possono accadere delle cose, poi magari le cose accadono o magari non accadono. Magari lavoro a delle cose per mesi, e può capitare che poi il risultato finale non mi piaccia. Quindi non ho progetti a lunga scadenza.


Sound Identity: Il brano che ascolti per darti la carica?

Saturnino: Difficilissimo, uno in particolare non esiste, ma devo dire che c’è un pezzo che ascolto da quando avevo 16 anni e ogni volta, quando sento la distorsione della chitarra così potente mi emoziono. Si tratta di "You Really Got Me” dei Kinks fatta dai Van Halen.




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