Sound Identity intervista Andro per scoprire il behind the scenes di “Waveforms”

Andro, dopo “Waveforms” e lo Urban Laser Show continua a lavorare per evolvere

Andrea Mariano, aka Andro, conosciuto ai più come tastierista della nota band Negramaro, è un alchimista del suono. Attraverso le mille attività connesse al suono e alla musica cui si dedica, riesce a ottenere melodie sperimentali che superano il contemporaneo fondendosi con suoni che parlano la lingua universale del repertorio musicale classico.


Il risultato è, come ci aiuta a capire proprio Andro dal suo official web site, “un’intensa sintesi tra tradizione e innovazione, mix accattivante di armonie e acidità sonore”.


Andro è abituato a solcare palchi prestigiosi davanti a platee sterminate, il successo dei Negramaro è una continua palestra per mettersi alla prova con l’adrenalina da live performance, ma oltre a questo c’è molto altro. “Producer, dj, keyboards, music and more”, come si descrive nella sua bio Instagram, Andro si dedica alla costruzione di progetti sonori, produce soundtrack per lungometraggi e fashion film, collabora a iniziative con importanti artisti italiani e internazionali e da oggi può vantare anche di aver curato la direzione musicale del primo Urban Laser Show italiano.


Il mega evento GalaxyS7SHOW, organizzato da Samsung e andato in scena a Milano lo scorso 10 marzo, ha rappresentato un nuovo format, un modo tutto inedito di concepire uno spettacolo, in cui elemento musicale e quello visivo si sono fusi in un ipnotico gioco multisensoriale (di cui abbiamo già parlato qui).


Abbiamo approfondito con lui il behind the scenes dello Urban Laser Show e la creazione della composizione musicale esclusiva intitolata “Waveforms”.


Andro – Photo Credit: Flavio&Frank

Sound Identity: Abbiamo letto che questo progetto ti ha tolto il sonno. Vuoi dirci qualcosa in più sulle premesse da cui è iniziato tutto?

Andro: In effetti, i primi due giorni sono stati molto intensi. Sono stato coinvolto da Anghela Alò a Claudio Santucci dello studio Giò Forma circa tre settime prima dell’evento, quando c’era un’idea di quello che sarebbe stato lo show in generale, cioè un laser show con una musica realizzata ad hoc. Devo ammettere che sapere di avere venti giorni per lavorare a uno show di questa portata mi ha causato un po’ di ansia all’inizio, non capita tutti i giorni di essere coinvolto in un progetto del genere. C’è stata una riunione il primo giorno e abbiamo gettato le basi per questa nuova collaborazione poi, dopo due giorni, avevo realizzato una prima stesura di Waveforms. Ho costruito questi 12’ scandendo i vari minuti e secondi attimo per attimo, prevedendo quello che doveva svolgersi. A quel punto, si è aperto un mondo, tutti ci siamo rilassati perché avevamo una base da cui partire, sarebbe iniziato tutto da Waveforms.


Sound Identity: Hai coinvolto grandi professionisti del panorama musicale e non solo, com’è stato riunire e collaborare con Mauro Pagani, Sergio Carnevale, Lele Sacchi per questo progetto?

Andro: Io ho subito proposto una serie d’interventi all’interno della traccia. Ho voluto inserire un momento percussivo per il quale tenevo a coinvolgere Sergio Carnevale, un momento coreografato per il quale è stata chiamata la performer Erika Lemay che riassume in sé l’arte circense, l’eleganza di una ballerina classica e l’espressività di un interprete di poesia fisica. Un mix che si è dimostrato emotivamente e scenograficamente molto efficace in un contesto, quello del cubo, inusuale per la stessa Erika.


Poi sono intervenute anche le bellissime coreografie di Modulo Project coordinate da Laccio, che hanno arricchito diversi momenti dello spettacolo.


Era per me importante coinvolgere Mauro Pagani con cui ho avuto modo di collaborare in tanti altri progetti legati alla band (Negramaro). Lui ha ancora oggi quell’anima creativamente imprevedibile che gli ha permesso di costruire una carriera lunga ed eclettica e che si sposa perfettamente con qualsiasi situazione artistica. Anche in questo caso, ha interpretato in maniera sublime una performance che poteva sembrare distante anni luce dalla sua figura, invece quello che ha scritto ed eseguito s’inseriva perfettamente nel contesto dai caratteri fortemente elettronici di Waveforms.


Il mio obiettivo era proprio quello di creare un mix armonioso, che abbracciasse diversi mondi musicali, a partire dal mio variegato background, includere quello di Sergio Carnevale, quello di Mauro Pagani, quello di Lele Sacchi con la sua indiscutibile esperienza legata al mondo del clubbing.


Sound Identity: Come si è sviluppato il progetto e come sei riuscito ad ottenere quell’alchimia che abbiamo vissuto tra elementi visuali e sonori?

Andro: Mettere insieme tutti questi aspetti, legati alla realizzazione di una traccia pensata anche per performance eseguite da altri, per me è stato uno stimolo, probabilmente quello che fin ora si è rivelato più entusiasmante. Ormai sono anni che lavoro alla creazione di soundtrack, d’installazioni di sound design, anche per spot televisivi, però una dimensione del genere credo sia stata un po’ la sintesi di quello che mi piace, che ha, cioè, riassunto la produzione, il confronto con altri artisti e anche il light design, di cui sono un appassionato.


Sound Identity: Sei stato coinvolto nel progetto anche in quanto appassionato di light design o è stato un caso?

Andro: No, non sapevano di questo mio interesse. Sono un semplice appassionato, nulla di professionale. Anni fa, per un tour con i Negramaro, mi sono fatto costruire un’arpa laser dopo aver visto un concerto in cui Jean Michel Jarre la utilizzava. Ne ero talmente incuriosito che ho subito cercato qualcuno qui in Italia che la potesse costruire. L’ho poi utilizzata in un momento di solo in uno dei nostri tour. A parte quest’occasione, ho sempre esplorato il mondo del light design e dei laser, anche per scopi più privati e “casalinghi”. Ma ho potuto davvero sviluppare e approfondire la conoscenza di questo settore seguendo la produzione dei tour dei Negramaro. Mi sono ritrovato spesso a lavorare con gli addetti ai lavori e con i light designer per definire la scenografia dello show. Per me è stato naturale appassionarmi a queste sperimentazioni visive.


Sound Identity: È stato naturale pensare all’evento nel suo complesso, anche per la parte visiva?

Andro: Si, è avvenuto in maniera naturale ed è stato davvero stimolante aver avuto la possibilità di creare una traccia su cui doveva essere realizzata una forma d’arte visiva, in questo caso principalmente il mapping sui quattro lati del cubo che è stato realizzato con il supporto di Clonwerk. Ho coinvolto anche Jordan Babev, un light designer che ha seguito in tour i Negramaro e si è rivelato essere eccezionale dal punto di vista creativo e della velocità perché, parliamo sempre di un progetto che in venti giorni è partito da zero a livello di produzione ed è arrivato il 10 marzo a essere perfettamente funzionante. Nella struttura della traccia dovevano essere compresi anche i cambio palco che venivano effettuati attraverso una serie di meccanismi che ho tenuto bene a mente scrivendo la traccia, in modo sia da scandire le varie performance, sia da consentire i tempi tecnici per i vari cambi palco.


Andro – Photo Credit: Flavio&Frank


Sound Identity: Com’è stato essere lì quella sera e assicurarsi che tutto andasse per il verso giusto?

Andro: Sai, si può dire che me la sono goduta dalla mia postazione al di sopra del cubo (a 9 metri di altezza). Tuttavia, mi capita sempre, anche ai nostri concerti, di pensare a come il pubblico vede lo spettacolo dal di fuori. Vorrei potermi sdoppiare, essere sul palco a esibirmi e, contemporaneamente, essere tra il pubblico per godermi l’intera performance.


Sound Identity: Qual è stato il segreto del successo dello Urban laser show?

Andro: Ci tengo a sottolineare che è grazie a tutto il team, a tutti i componenti dello staff, se è stato possibile realizzare questo progetto. Come me, ciascuno di loro ha lavorato incessantemente per assicurarne la riuscita. C’è stato uno scambio di email, file, idee senza soluzione di continuità. Non appena facevo un aggiornamento alla traccia la inviavo al mapping, loro preparavano subito delle simulazioni ed io continuavo a lavorare ai dettagli e dividevo la traccia nei vari segmenti per permettere di lavorare al mix, curato da Jason Rooney. Credo che il successo di questo progetto sia stato proprio il lavoro di squadra, una perfetta combinazione di talenti italiani e internazionali.


La componente Made in Italy di questo progetto è una riprova del fatto che in Italia ci siano tantissime persone capaci di stare al passo con qualsiasi altro Paese a livello di tecnologia, di competenza, di gusto, di creatività. Tutto è stato studiato in ogni dettaglio, nulla è stato lasciato al caso, a partire proprio dalla produzione seguita da Eventually che ha fatto da collante tra le varie figure.


Sound Identity: Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?

Andro: Non ho mai letto un libretto delle istruzioni, ho un approccio pragmatico. Mi piace sperimentare, scoprire procedendo per tentativi per poi memorizzare le soluzioni che sono riuscito a trovare. Anche per la musica, parto da una base di conoscenza del repertorio classico, una formazione al conservatorio, per poi approfondire novità e tecnologie da autodidatta.


Sound Identity: Che cosa pensi della scena italiana, i brand iniziano a capire l’importanza di affidarsi a professionisti del sound design e del sound branding?

Andro: Questo progetto mi ha dato la possibilità di lavorare a livello artistico in maniera del tutto libera e incondizionata. Credo che sia una delle cose più importanti per far sì che un progetto abbia successo quella di avere la massima libertà espressiva e il brand che ha sponsorizzato l’evento si è dimostrato lungimirante nel fidarsi degli esperti che aveva scelto. Quasi a fine lavori abbiamo organizzato un ascolto nel mio studio con lo staff e con un paio di referenti per la Samsung. Abbiamo ascoltato la musica e visto delle simulazioni di quello che doveva andare in scena e, devo dire, è stata una grande soddisfazione vedere l’apprezzamento del brand, la fiducia che hanno riposto in noi è stata ripagata.


Sound Identity: I tuoi progetti per il futuro?

Andro: Continuare a lavorare per evolvere. Credo sia fondamentale continuare a sperimentare per poi apportare nuove idee anche all’interno della band. Ciascuno di noi è impegnato nei propri progetti e questa curiosità porta linfa vitale anche alla band stessa. Io sono in partenza e ho in calendario le prove con la band domattina in una masseria, poi dj set in Salento e infine sono riuscito a inserire anche altri impegni ben più lontani, il tutto nel giro di pochi giorni mettendoci dentro anche il mio compleanno domani (giorno dell’intervista 25 marzo 2016) e la Pasqua. E poi, chi lo sa, portare il laser show e Waveforms in tour per il mondo

Urban Laser Show – Photo Credit: Cristina Risciglione



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