La resurrezione dei vinili e le dinamiche mai noiose della music industry


La music industry non ci fa mai annoiare. Come notavamo nel post riguardo la campagna #SaveASpeaker di The Vamp®, la tecnologia di questo settore viaggia a tutta velocità lasciando spesso dietro di sé un sentimento di malinconia.


Sarà stato proprio questo sentimento alla base della resurrezione dei vinili, un fenomeno anacronistico incastrato tra il crescente hype per questo oggetto e, dall’altra parte, la difficoltà del mercato di rispondere ad una tale richiesta.


I dati del Music Report 2015, rilasciato da Nielsen, parlano del 10° anno consecutivo di crescita delle vendite di vinili, un dato che riguarda 12 mln di unità, con un incremento delle vendite del 30%, pari a quasi il 9% delle vendite totali di album fisici. I


protagonisti di questo fenomeno, coloro che lo stanno promuovendo, sono soprattutto i negozi di dischi indipendenti a cui si deve il 45% delle vendite. Sempre dai dati Nielsen emerge, con un po’ di sorpresa, che il genere più venduto in vinile è il rock con il 68% delle vendite di LP. Segno che, seppur stiamo parlando di una “tecnologia classica”, il coinvolgimento riguarda target ben più ampi.


Un approfondimento del New York Times ci offre un interessante spaccato sulla situazione degli impianti che producono i nostri amati vinili. Ci troviamo difronte a un mercato che non riesce ad andare a ritmo con le richieste, in cui è pratica comune dover attendere anche 6 mesi per vedere la realizzazione del proprio LP. È questa, infatti, la tempistica con cui molti impianti riescono a evadere gli ordini delle etichette, mentre, dall’altra parte, gli ascoltatori utilizzano internet per consumare musica in forma “liquida”.


Per comprendere il boom del vinile dobbiamo andare oltre queste difficoltà, sostituendo alla razionalità l’emozionalità…come d’altronde capita sovente in ambito musicale.


I motivi spesso citati dagli acquirenti fanno riferimento al suono avvolgente e caldo proveniente dal groove analogico dei vinili. Oltre a queste motivazioni, spesso si parla della necessità di soddisfare l’esigenza di “toccare” la musica specialmente se si tratta di una registrazione ben fatta su un bell’oggetto da collezionare e metter in mostra.


Insomma, l’estetica e il valore sentimentale/malinconico giocano un ruolo fondamentale. Il fenomeno appare ancor più significativo se si pensa che circa il 54% degli acquirenti di vinili ha 35 anni o meno (dati MusicWatch). Questo giovane gruppo target è solito scoprire nuova musica attraverso i canali online per poi collezionare i propri LP preferiti in vinile.


Anche se lentamente, l’offerta inizia a fare la sua parte. Sono molte piccole realtà sparse per il mondo ad aver iniziato a fare un serio – e costoso – lavoro di recupero e manutenzione degli impianti.


Oltre alle etichette indipendenti, tendenzialmente più fedeli a questo supporto, anche le grandi major stanno rivedendo la loro strategia. Continuando di questo passo, la music industry ci offrirà il nuovo disco del nostro artista preferito simultaneamente in ogni formato disponibile.


Che siano vecchie o nuove tecnologie, a ciascuno il proprio formato!

Disc cutting lathe Neumann TELDEC-DMM (Image via Wikimedia)


Credit Cover image Women package the Beatles’ Rubber Soul, 1965 (Image via Sonicbids blog)



#Italiano

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